Seduta consiliare del 05 marzo 2013
PRESIDENTE. Ha la parola il relatore di minoranza
Consigliere Bucciarelli.
Questo è un provvedimento che di fatto chiude la legislatura, è una programmazione triennale, 2012-2015, un provvedimento importante perché riguarda uno dei settori che è cuore delle politiche di chi vuole uscire in un determinato modo da questa crisi. E' importante per il futuro. In questo provvedimento, tra l'altro, ci sono sul piano tecnico delle novità che noi non vogliamo nascondere. Alcune sono in embrione, altre sicuramente, anzi tutte, andranno verificate nel corso degli anni ma delle novità ci sono.
La più importante, a mio modesto parere, riguarda i giovani, la formazione dei giovani per le imprese che intendono internazionalizzare. Se è vero che sono un migliaio i giovani che hanno fatto domanda, è evidente che questo strumento è uno strumento giusto, indovinato.
Un'altra riguarda i punti di assistenza tecnica che altro non sono che una versione nuova dei famosi desk, che a dire il vero, fanno emergere anche qui delle contraddizioni evidenti. Non si capisce perché si devono aprire in determinati posti quando se ne chiudono altri, in particolare mi riferisco a quello di Belgrado, che aveva una importanza strategica grande, essendo la Serbia luogo di libero scambio con la Russia, quindi, una piattaforma importantissima per le nostre aziende. C'era un desk, un ufficio aperto e funzionante, l'hanno chiuso ed oggi si parla di nuovi punti di assistenza tecnica.
L'altro elemento di novità che abbiamo appreso con soddisfazione è quello di distinguere, in alcuni comparti, il ruolo di programmazione che compete alla Regione e il ruolo di gestione degli eventi demandato alle Camere di Commercio.
I voucher rischiano di essere acquisiti dai soliti noti, da coloro che hanno la possibilità di escludere chi nonha forze ed esperienze, comunque rappresentano una novità.
Continuo con l'impegno, che è stato più enunciato che realizzato, di far colloquiare gli Assessorati, anche se la Confartigianato ci ha ricordato di bandi doppi, da un lato l'internazionalizzazione, dall'altro l'Assessorato all'Industria.
Sulla promozione della rete e delle filiere, nonostante i doppioni, noi che non abbiamo pregiudizi, né siamo prevenuti, affermiamo che se escludiamo la costruzione tecnica del piano, tutto quello che attiene alla struttura ed all'ufficio, dal programma emerge, chiaro e tondo, la totale assenza di scelte politiche, non ci sono. Non ci sono politiche!
La Regione, è lapalissiano, non è riuscita finora, nonostante quello che ha fatto, ad essere il punto di riferimento dei soggetti più interessati alla politica d'internazionalizzazione, ripeto, non lo dico per pregiudizio, ma i fatti lo dimostrano. Cinque Camere di Commercio, cinque aziende speciali, Unioncamere, undici soggetti che operano ciascuno per proprio conto e non si fanno coordinare dalla Regione Marche. L'ultimo esempio è dato dalla partecipazione dell'Unioncamere Marche, insieme ad altre quattro Unioncamere italiane, quindi non tutte, ma solo cinque Camere di Commercio, ad un importante summit in Turchia dove s'incrementano le relazioni, i rapporti economici, commerciali. La Regione Marche non c'era!!
Ognuno si muove come vuole, ma è chiaro che per le Marche non c'è una politica che riesca ad amalgamare e ad essere punto di riferimento. Ripeto, undici soggetti che non si fanno coordinare dalla Regione Marche se non quando gestiscono eventi cofinanziati dalla stessa.
E' evidente che occorrono scelte chiare, prioritarie, con risorse messe in comune tra tutti, tenendo presenti e dando la priorità alle piccole e medie imprese, perché i grandi fanno da soli, per un progetto complessivo in un mondo che cambia. Queste cose non le dicono i comunisti, ce le hanno dette i rappresentanti delle organizzazioni di categoria durante le audizioni. Puntare sulle piccole e medie impreseè indispensabile!
Un mondo che cambia e che non vede la Regione capace di scegliere. Pensate che se oggi si dovesse ridefinire il G7, la Germania sarebbe l'ultimo paese, il settimo. Il mondo nel giro di pochi anni è stato sconvolto sul piano economico e produttivo.
Ci sono grandi novità che portano con sé delle opportunità importanti: la Macro Regione Adriatica, il bacino del Mediterraneo, la Turchia, sappiamo che la Turchia è un paese che ha un fortissimo interesse ad entrare nell'Unione europea, sta trattando e le Marche con il suo porto internazionale potrebbe allacciar relazioni, rapporti e magari fare una sana concorrenza al porto di Trieste, che sappiamo è agevolato dai permessi di transito, ma la politica è costruzione, è relazione quotidiana.
La Libia, la Tunisia, l'intero Maghreb rappresenta un insieme molto interessante per le nostre imprese. C'è un privato, un'azienda marchigiana, che evidentemente sa fare politica, lungimirante, illuminata e ha instaurato dei rapporti con la Libia, per cui oggi c'è una rotta mercantile di container che arriva ad Ancona, ma non c'é la Regione Marche. Prima di intervenire mi sono documentato, mi sono formato, al di là delle audizioni, ho contattato imprenditori, operatori finanziari, nessuno mi ha detto che grazie alla Regione riesce a fare qualcosa.
Rotte marittime e relazioni economiche, Xiamen è un porto che mobilita 5 milioni di container all'anno ed ha visto la Camera di Commercio di Ancona, Unioncamere, gli operatori del porto internazionale delle Marche andare a conoscere, tessere rapporti, con la Regione completamente assente, non c'è, non sente evidentemente il bisogno, la necessità di costruire rapporti, di costruire opportunità, di aprire rotte non solo marittime ma rotte economiche, commerciali e sociali.
L'America Latina, il caso del Venezuela, ove siamo andati l'anno scorso in delegazione, al ritorno abbiamo prodotto una relazione dicendo che il Venezuela deve costruire diverse città sulla fascia dell'Orinoco. Costruire pozzi, costruire città significa aprire possibilità incredibili, e non ci risulta, che la Regione Marche, l'istituzione sia presente e attiva in quel paese, mentre ci sono degli imprenditori marchigiani.
Il settore della nautica, il cui prodotto per quattro quinti è destinato all'esportazione, vede nelle Marche uno dei punti di riferimento della produzione mondiale per qualità.
E' stato proposto alla Regione Marche il progetto del distretto del mare del quale non si parla più, non abbiamo notizie, non vediamo iniziative.
Blu Marche, il mondo della pesca con le novità che l'Europa ci dà, il Censis parla di riposizionamento del mondo della pesca e del mondo del turismo balneare.
Sono tante le opportunità possibili, ma per scegliere bisogna avere un'idea di un nuovo sviluppo, che non si limiti al manifatturiero, anche se ancora è il settore determinante, che non guardi solo alla produzione, così come la conosciamo, perché il mondo è cambiato e cambierà anche di più e noi non abbiamo solo braccia lavoro per produrre nelle fabbriche, abbiano cervelli, menti, giovani che vogliono entrare in un mondo del lavoro che sia più rispettoso dell'ambiente, più rispettoso dei ritmi di vita, dei tempi di vita.
Qui non c'è una scelta precisa e chiara, si parla di tutto e di più.
Occorre una politica di internazionalizzazione che ricollochi la Regione, il territorio, i nostri paesi, i nostri paesaggi, fisicamente intesi, oltre che le nostre fabbriche e la nostra produzione, in un mondo globalizzato ma che lo ricollochi veramente , su cui si scommetta e si ponga in essere un progetto condiviso insieme a tutti gli altri operatori.
Manca la politica, lo ripeto, manca la politica e la struttura non può sopperire ad essa! Guai se lo facesse. Una lettura politica di questo piano, al di là di quello che dice il Presidente, che oggi purtroppo non c'è, o la relatrice di maggioranza, autorizza la cosa più semplice del mondo e significa non aver capito la lezione che è venuta dalle ultime elezioni politiche. Si persevera ad essere autoreferenziali, si persevera a non capire quello che emerge dalla società, in questo caso, dal mondo imprenditoriale che rivendica altre scelte. Certo non lo dicono nelle sedi pubbliche, perché poi vengono sostenuti finanziariamente, ma a quattro occhi, nelle stanze dove si può parlare ce lo dicono. Hanno bisogno di un altro modo di fare politica. Una lettura seria, critica, che voglia costruire, o quanto meno predisporre, un tipo di sviluppo diverso per questa Regione, ci fa dire che questo piano è polvere negli occhi, è nebbia, perché se il Governo regionale parla di tutto e di tutti, è dovunque, può decidere al momento giusto secondo come gli fa comodo e, ovviamente, secondo come fa comodo risolverlo ai soliti noti. Questo è quello avvenuto con le politiche energetiche, questo sta avvenendo in questa regione anche per l'internazionalizzazione e se non si cambia questo modo di fare, i grillini non si fermeranno al 32%, cari compagni della maggioranza, si compagni, ma vi chiamo amici se lo preferite, rendetevi conto che se non si cambia passo e non si fanno scelte secondo i bisogni dei soggetti più deboli a cui devono essere dirette, se non vi aprite alla società, Grillo non si fermerà al 32% ma sommergerà anche questa Aula e non sarà una consolazione per nessuno.
Questi sono i motivi, io umilmente ho cercato di esplicitarli, di dichiararli, i per cui noi comunisti non possiamo votare questo piano. Questo piano è il perpetuare, il ripetere, di un modo di governare che non ci convince, non fa il bene delle Marche e tanto meno dei suoi operatori economici."

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