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mercoledì 9 aprile 2014

Mozione: “Tutela, garanzia e corretta applicazione della Legge 194/78 in merito all’ Interruzione volontaria di gravidanza”





L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLE MARCHE

Premesso che nel nostro Paese, in ambito medico sanitario il diritto all’obiezione di coscienza è espressamente codificato e disciplinato per legge;

-          che l’esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte del personale sanitario in relazione all’interruzione volontaria di gravidanza riveste particolare importanza, per le sue ricadute socio-sanitarie sulle donne e sulla stessa funzionalità del servizio sanitario nazionale;
-          che in data 8 marzo 2014 il Consiglio d’Europa si è così espresso, in merito al ricorso presentato nel novembre 2012 dall’International planned parenthood federation european network (Ippf): “A causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l’Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza”;
-          che l’ultima relazione sullo stato di attuazione della legge n.194 del 1978, presentata al Parlamento dal Ministro della salute il 9 ottobre 2012 registra il 69,3% dei ginecologi del servizio pubblico come obiettore di coscienza;
-          che si ricordano, in tal senso, i dati resi noti da LAIGA (Libera Associazione Italiana dei Ginecologi per l’applicazione della legge 194) il 14 giugno 2012, dai quali emerge una situazione reale ancora più complessa di quanto riportato nella relazione ministeriale;
-          che molte strutture ospedaliere per garantire l’applicazione della legge ricorrono a specialisti esterni convenzionati con il sistema sanitario ed assunti esclusivamente per le interruzioni di gravidanza o a medici “a gettone” con un significativo aggravio per il Sistema sanitario nazionale;
-          che a livello regionale, la principale conseguenza di un numero così elevato di obiettori di coscienza è quella di rendere sempre più difficoltosa la stessa applicazione della legge n.194 del 1978 con effetti negativi sia per la funzionalità dei vari enti ospedalieri e quindi del sistema sanitario regionale, sia per le donne che ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza;
-          che la complessità dello stato di applicazione della legge comporta l’allungamento dei tempi di attesa, con maggiori rischi per la salute delle donne e maggiori rischi professionali per i pochi non obiettori, costretti loro malgrado ad una cattiva pratica clinica;
-          che a fronte di questo “stato di emergenza” le donne devono spesso migrare da una città all’altra o da una regione all’altra o addirittura all’estero ed in particolare tra le immigrate, risulta il ricorso all’aborto clandestino;
-          che il diritto all’obiezione di coscienza in materia di aborto per il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie è sancito dall’articolo 9 della suddetta legge n.194 del 1978, che allo stesso tempo prevede che gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate siano “tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure e gli interventi di interruzione della gravidanza e che la Regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale”;
-          che la legge n.194 del 1978 prevede quindi scelte individuali e responsabilità pubbliche e che l’obiezione di coscienza è un diritto della persona ma non della struttura e che pertanto la stessa ha l’obbligo di garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie;
-          che dal 2009 l’AIFA ha autorizzato l’immissione in commercio del mifepristone, denominato anche “Ru486”, per l’interruzione di gravidanza farmacologica, nel rispetto dei precetti normativi previsti dall’articolo 8 della legge n.194 del 1978 e che tale articolo prevede che l’interruzione di gravidanza possa esser praticata in ospedali pubblici generali e specializzati e in “case di cura autorizzate e presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati” e che il Ministero della salute pro tempore, in data 24 novembre 2010, ha chiesto in proposito il parere del Consiglio superiore di sanità e che questo nella seduta del 18 marzo 2011, ha individuato il ricovero ordinario come il regime più idoneo per l’interruzione di gravidanza farmacologica;
-          che risulta improrogabile la necessità di valorizzare e ridare piena centralità ai consultori, quale servizio per la rete di sostegno alla sessualità e alla procreazione responsabile, come conferma anche l’ultima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione delle legge n.194 del 1978 secondo cui “nel tempo i consultori familiari non sono stati potenziati né adeguatamente valorizzati e che in diversi casi l’interesse intorno al loro operato è stato scarso ed ha avuto come conseguenza il mancato adeguamento delle risorse, della rete di servizi degli organici e delle sedi.

IMPEGNA LA GIUNTA REGIONALE

·         A garantire il rispetto e la piena applicazione della legge n.194 del 1978 su tutto il territorio regionale, nel pieno riconoscimento della libera scelta e del diritto alla salute delle donne, in tutte le strutture pubbliche e private della Regione;
·         ad attivarsi perché l’interruzione volontaria di gravidanza medica con farmaco RU486,  possa essere praticata in regime di day hospital;
·         ad assumere ogni iniziativa di competenza affinché la gestione organizzativa e del personale delle strutture ospedaliere sia realizzata in modo da evitare che vi siano presidi con oltre il 30 per cento di obiettori di coscienza;
·         ad assumere iniziative finalizzate a prevedere che il requisito della non obiezione sia condizione all’espletamento delle funzioni apicali nelle strutture di ostetricia e ginecologia dei presidi ospedalieri;
·         ad assumere iniziative volte a prevedere che i medici di famiglia siano tenuti a comunicare agli ordini provinciali dei medici ai quali sono iscritti, se intendono esercitare il loro diritto all’obiezione di coscienza, facendo si che da dette comunicazioni i suddetti ordini ricavino un apposito elenco pubblico;
·         ad assumere iniziative per valorizzare e ridare piena centralità ai consultori familiari, quale servizio fondamentale nell’attivare la rete di sostegno per la sessualità e la procreazione responsabile.
                                                                                                            Raffaele Bucciarelli

mercoledì 15 gennaio 2014

Interrogazione a risposta scritta su occupazione ex scuola di Via Ragusa.

Il sottoscritto Consigliere regionale,
 
ricordata l’occupazione della ex scuola di Via Ragusa avvenuta in Ancona il 22 dicembre u.s. da parte di numerosi cittadini “senzatetto”; 
considerato che il fenomeno di chi vive senza una casa sembra più diffuso di quanto se ne abbia conoscenza e che può rappresentare, se non adeguatamente risolto, un grimaldello per la messa in discussione della coesione sociale anche nelle città marchigiane; 
che la casa è uno dei diritti fondamentali dell’uomo come recita l’art. 3 della Costituzione; 
che i Comuni da soli oggi non sembrano in grado di risolvere tale problema a causa delle scelte politiche nazionali che riducono continuamente la loro possibilità di intervento;
 
Chiede di conoscere 
se esite una mappatura regionale del disagio abitativo con dati quantitativi recenti riguardanti l’emergenza casa (sfratti e senzacasa), in costante crescita vista la situazione economica generale; 
se è sua intenzione intervenire, come altre Regioni hanno già fatto, consultando i Comuni, tutti i soggetti instituzionali e non solo, interessati al problema dei “senzatetto”, affinchè insieme si dia una risposta adeguata all’esigenza di tante donne e tanti uomini che hanno anch’essi diritto ad una casa. 
 
Raffaele Bucciarelli

martedì 22 marzo 2011

Guerra in Libia: Federazione della Sinistra e SEL presentano una mozione contro l'uso della forza e per un immediato cessate il fuoco.

I Consiglieri regionali Raffaele Bucciarelli e Massimo Binci, rispettivamente Presidente del gruppo consiliare Federazione della Sinistra (PdCI-PRC) e Presidente del gruppo consiliare Sinistra Ecologia e Libertà, hanno presentato all’Assemblea legislativa delle Marche una mozione, il cui testo si riporta di seguito, contra la guerra in Libia.

Mozione sulla situazione della Libia e sull'intervento militare in corso.

L'Assemblea legislativa delle Marche
vista:
la preoccupante e complessa situazione interna alla Libia, dove alla sollevazione di importanti regioni e città contro il regime del colonnello Gheddafi è seguita una risposta di inaudita violenza che ha visto le forze lealiste impiegare armamenti pesanti ed aerei, con gravi conseguenze sulla popolazione civile;
considerato:
che, a seguito dell'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU della risoluzione che prevede l'istituzione di una “no fly zone” nello spazio aereo libico, alcuni paesi, tra cui l'Italia, hanno scatenato una pesantissima offensiva missilistica ed aerea contro le infrastrutture militari e contro le forze armate fedeli al colonnello Gheddafi, che rischia di produrre ulteriori danni alla popolazione civile già stremata da settimane di guerra civile, tantoché a decine di migliaia si contano ormai i cittadini in fuga dalle zone di guerra;
ricordato:
che la storia recente ha già troppe volte visto iniziare guerre che nascondevano dietro motivazioni umanitarie interessi legati al controllo di aree di particolare interesse geopolitico o di risorse minerarie ed energetiche preziose;
ricordato altresì:
che l'Italia ripudia all'articolo 11 della sua Costituzione il ricorso alla guerra per la risoluzione delle controversie internazionali;
espressa:
la più totale solidarietà della comunità marchigiana alle popolazioni civili della Libia che soffrono per le conseguenze della guerra civile e dell'attacco delle forze della coalizione
impegna la Giunta regionale:
a trasmettere al Governo la contrarietà dell'Assemblea legislativa delle Marche ad un uso della forza che, come sta accadendo in queste ore, sembra eccedere il mandato e gli obiettivi del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e, conseguentemente, alla partecipazione delle forze armate italiane alle missioni militari e allo stesso utilizzo delle basi italiane da parte delle forze della coalizione;
a chiedere al Governo italiano un impegno a livello internazionale affinché tra le parti in conflitto si giunga ad un rapido, effettivo e verificabile cessate il fuoco e si dia vita ad una trattativa che risparmi alle popolazioni civili ulteriori sofferenze e apra la possibilità per il popolo e la nazione libica di una soluzione pacifica ed autodeterminata.

giovedì 28 ottobre 2010

La Regione Marche, come il governo Berlusconi, vuole consegnare ai privati l'acqua pubblica

Con l'articolo 38 della legge di assestamento del bilancio regionale, che andrà alla discussione in aula mercoledì 3 novembre, la nuova Giunta regionale, perfettamente allineata alle politiche economiche berlusconiane, intende consegnare ai privati i servizi pubblici locali, a cominciare dal servizio idrico. E questo nonostante la straordinaria mobilitazione a favore dell'acqua pubblica che solo pochi mesi fa ha portato a raccogliere oltre 1.400.000 firme, di cui circa 45.000 nelle Marche, per l'indizione di un referendum e nonostante si stia affermando una oramai consolidata giurisprudenza che afferma la competenza dei Governi regionali e degli Enti locali nel mettere o meno sul mercato un determinato servizio pubblico. Ed infatti, ad esempio sulla questione dell'acqua, altre Regioni hanno adottato provvedimenti per il mantenimento in mano pubblica di un servizio in cui la rilevanza economica non può che essere subordinata alla dominante dell'interesse generale e alla garanzia di un diritto umano. Il governo Spacca va in direzione esattamente contraria, nonostante le solenni promesse del suo programma di legislatura dove si era impegnato a “promuovere e tutelare la gestione pubblica dei beni primari quali ad esempio l'acqua” fingendo però di scordare che nell'accordo con l'UDC si aprivano subdolamente le porte alle privatizzazioni attraverso la “collaborazione tra soggetti pubblici e privati nei servizi di pubblica utilità.”.
Sta accadendo esattamente quanto denunciammo all'atto della esclusione della sinistra, ed in particolare dei comunisti, dal governo regionale e cioè che il nostro allontanamento era necessario a far sì che i grandi gruppi economici, locali, nazionali e multinazionali, nell'incapacità di sviluppare qualsiasi politica economica ed industriale innovativa e competitiva, potessero continuare a fare affari entrando nel settore di quei servizi che sono, in alcuni casi, indispensabili per la stessa sopravvivenza dei cittadini.
Occorre una mobilitazione generale per salvare l'acqua, e gli altri servizi, dalla speculazione.
Faccio appello anche a tutti quei Consiglieri regionali del PD che privatamente si dichiarano d'accordo con noi e ai Consiglieri dell'IDV il cui partito ha promosso un referendum a riguardo. Spero proprio che essi non predichino bene per poi razzolare male.

Raffaele Bucciarelli
Presidente del Gruppo consiliare
Federazione della Sinistra (PdCI-PRC)
Assemblea legislativa delle Marche

venerdì 4 giugno 2010

Assalto israeliano alle navi della pace: presentata mozione per essere parte attiva nel processo di pace e nella tutela dei diritti umani.

Una forte condanna per l’operazione militare israeliana, l’adesione al programma nazionale “100 città per la pace in Medio Oriente” e alla Rete europea degli Enti locali per la pace in Medio Oriente per rafforzare l’impegno dell’Italia e dell’Europa in Medio Oriente, anche attraverso un concreto impegno economico, e il coinvolgimento attivo dell’intera comunità marchigiana, a partire dai giovani e dalle scuole, nella realizzazioni di azioni concrete a sostegno della pace e a difesa dei diritti umani, sono i punti contenuti nella mozione presentata oggi all’Assemblea legislativa delle Marche da Raffaele Bucciarelli, Presidente del Gruppo consiliare Federazione della Sinistra – PdCI/PRC.
“L’assalto israeliano alla navi della pace che trasportavano aiuti umanitari alla popolazione palestinese della Striscia di Gaza e le sanguinose conseguenze – dichiara Bucciarelli – ha scioccato profondamente tutti noi. Di fronte a simili accadimenti non si può restare in silenzio o indifferenti. L’assedio e il blocco cui sono sottoposti i palestinesi della Striscia di Gaza da oramai più di tre anni, denunciato da tutti gli organismi internazionali e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, deve cessare immediatamente e contestualmente deve riprendere un serio processo di pace che coinvolga tutti coloro i quali hanno a cuore la pace e la difesa dei diritti umani. L’Italia, l’Unione Europea e l’Onu – prosegue Bucciarelli – devono premere su Israele affinché riapra immediatamente i confini al flusso delle persone, degli aiuti umanitari e delle merci.
I valori e gli ideali iscritti nella nostra Costituzione, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, nello Statuto delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione Universale dei diritti umani e nello Statuto della nostra Regione non possono rimanere inapplicati o, peggio, costantemente violati. È necessario evitare che simili tragedie si ripetano e impegnarsi affinché il riconoscimento reciproco, dunque il rispetto e il dialogo tra israeliani e palestinesi prevalgano sulla violenza. L’assemblea legislativa delle Marche – conclude Bucciarelli – deve attivarsi immediatamente e promuovere, anche tramite l’Università della Pace e in accordo con il Coordinamento nazionale degli Enti locali per la pace e i diritti umani, un piano di azioni concrete che, a partire dai giovani e dalle scuole, sviluppi ed attui azioni concrete per promuovere i diritti umani e sostenere la pace in Medio Oriente.