venerdì 17 dicembre 2010

L'intervento in Aula di Raffaele Bucciarelli sulla Proposta di legge regionale n. 28 “Riorganizzazione del Servizio Sanitario regionale”

(Seduta dell’Assemblea legislativa delle Marche del 16/11/2010)

Raffaele BUCCIARELLI: “Cercherò di essere veloce. Io sono anche tentato di esprimere una certa soddisfazione soprattutto per due motivi.
Il primo è perché quasi tutti gli interventi dei rappresentanti della maggioranza hanno parlato bene del sistema sanitario Marche, hanno parlato bene della legge 13 che avrebbe risolto i problemi della sanità marchigiana portandola tra le prime in Italia. Però tutti si sono dimenticati di dire che quando si è approvata quella legge e quando si prendevano i provvedimenti conseguenti i Comunisti erano nella maggioranza politica della Regione e nel suo Governo. Quindi, se permettete, parte non trascurabile di questo merito è delle forze politiche che rappresento. Forze che voi avete mandato all’opposizione, forse,  anche perché con loro in maggioranza, funzionava bene.
L'altro motivo per cui sono contento è che finalmente c’è un Assessore regionale che dice, e traduco in termini primitivi: “basta con questa sceneggiata della non politica, la politica deve contare”. Grazie, Assessore Marconi, la politica deve contare! Lasciate fare a Berlusconi quello che compete a Berlusconi, voi dovreste cercare di essere di un’altra pasta, non solo a parole.
Quindi la politica in primo piano. Infatti è una scelta politica quella che la maggioranza ed il Governo regionale ci sta proponendo. Una scelta politica che secondo noi rappresenta un’inversione di marcia rispetto alla legge 13 che, come dicevo poc’anzi, ha invece ottenuto grandi risultati.
Noi siamo convinti che in un momento di grande difficoltà economico-finanziarie, in un momento di grande difficoltà per la coesione sociale e democratica in questo paese, ci sia bisogno, da parte di una maggioranza che voglia governare bene, di decentrare al massimo le competenze gestionali. E questo per rendere artefici, per rendere soggetti e non oggetti passivi di decisioni prese altrove tutti coloro che operano sul territorio, a partire dalle associazioni, dalle istituzioni, Comuni, Province, ambiti socio-sanitari, ecc.. Qui invece noi siamo di fronte ad un provvedimento che fa l’esatto contrario: accentra, pone nelle mani del Governo regionale il massimo della possibilità di intervento e quando non è possibile questo, lo concede all’Asur che da sola dovrebbe gestire appalti per il 40% dei 2 miliardi e 800 milioni circa che vengono assorbiti dalla sanità regionale.
Allora, fate attenzione, quando avviene questo, quando c’è questa tendenza, le cose sono due – almeno in questo caso c’è sicurezza, caro Assessore Mezzolani, di non essere di fronte al fuoco amico! – o c’è una grande insicurezza per cui non ci si fida di chi opera sul territorio e si accentra, controllando al massimo, oppure c’è paura di aprirsi perché questo territorio non siamo in grado di ascoltarlo bene.
Ecco, è per questo che noi siamo preoccupati; c'è una sorta di marcia indietro  rispetto a ciò che è stato fatto e di cui si da un giudizio positivo, questo rappresenta infatti e politicamente lo strumento che voi ci proponete.
E’ vero che nelle audizioni, come dicevano alcuni Consiglieri, sono state espresse molte critiche. Io sono perplesso anche perché non ho letto, non ho visto, non ho ascoltato sindaci che sono tutti o del PD e del PDL rivendicare un loro ruolo, c'è passività, subalternità ed ecco,  dunque l’appiattimento, la rinuncia della politica. È  una responsabilità in più di questa maggioranza e di questo Governo, che dovrebbero invece sollecitare la presenza ed anche consigli e suggerimenti dal territorio, non solo attraverso il CAL, non solo attraverso le audizioni che sono imposte dalla legge regionale, sono quindi un obbligo, ma attivando motu proprio, di propria volontà, la partecipazione, convocando, ascoltando, organizzando iniziative come se si fosse in campagna elettorale.
Perché la realtà è diversa, complessa, ad esempio, vede ancora oggi lunghe liste di attesa, perché ancora c’è una consistente mobilità passiva, perché  nonostante i grandi successi avuti, non siamo soddisfatti. C'è tanto da fare, tante sono le richieste che vengono dai nostri cittadini!
E soprattutto, me lo permetta Assessore, non si parla più di prevenzione, ovvero l’ambito operando nel quale si possono ottenere i maggiori risultati anche in termini di costi. Non esiste idea, né proposte di integrazione socio-sanitaria né esiste una volontà precisa di prevenire, che, sappiamo, è sempre meglio del curare.
Noi Comunisti abbiamo presentato degli emendamenti proprio per evitare che ci sia uno scivolamento verso la situazione precedente la legge 13. Li abbiamo presentati con coerenza a quanto ho detto. Occorre, decentramento, partecipazione attiva e presente dei soggetti che operano sul territorio a partire dai Comuni, identificazione e coincidenza degli ambiti territoriali con i distretti socio-sanitari, affinché lì, negli ambiti territoriali, i rappresentanti più vicini alle popolazioni possano esprimere i propri problemi con i relativi programmi e i propri progetti, soprattutto per la prevenzione. Occorre inoltre spalmare il più possibile questo nostro buon servizio regionale su tutto il territorio.
Così com’è noi non voteremo mai questo provvedimento. Non lo voteremo perché non vogliamo essere complici di un’inversione di tendenza politica ed amministrativa. Qualora invece questa maggioranza dimostri la sua forza nell’accogliere le proposte che abbiamo fatto saremo pronti a modificare il nostro orientamento”.

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