La Segreteria Regionale del Partito dei Comunisti Italiani delle Marche
esprime profondo sdegno rispetto alla operazione politica del governo Monti
relativa alla soppressione delle province ed al taglio dei servizi sui
territori che ne rappresenta l'inevitabile corollario.
Risparmiare sulla spesa pubblica partendo dal riordino delle Province
(sopravviverebbero soltanto le più grandi e le più piccole sarebbero costrette
coattivamente ad essere unificate con le limitrofe), rappresenta un vero e
proprio attacco allo stato sociale ed ai diritti dei meno abbienti che su quei
territori risiedono.
Innanzitutto le province più piccole, spesso già sofferenti a livello
di trasferimento di finanza derivata dalle Regioni e dallo Stato, sarebbero
costrette ad essere unificate con altre province parimenti deficitarie. Insomma
tali province, costrette all'accorpamento per poter sopravvivere,
rappresenterebbero con l'unificazione,la somma di due enti locali che non
potrebbe più garantire una qualità dei servizi alla persona.
Se poi aggiungiamo che con
l'attuazione dello sciagurato disegno federalista, che i comunisti hanno sempre
avversato, i trasferimenti dai livelli superiori (Stato ed Regioni) verranno
gravemente ridotti, e le province dovranno divenire autosufficienti a li vello
di reperimento di risorse, si intende bene come le piccole province costrette
all'accorpamento diventino province di serie B rispetto alle altre.
Gli ultimi episodi di comuni che intendono passare con altre province e
regioni più ricche (basti notare il recente passaggio alla Regione Emilia
Romagna di diversi comuni dell'entroterra pesarese) si intensificherebbero al
fine di passare con territori meno disagiati economicamente, facendo così
entrare in un circolo vizioso le province più povere che andrebbero verso il
default.
I comunisti italiani sono anche fortemente preoccupati dall'entrata in
vigore dei decreti legge che tagliano 500 milioni di € per il 2012 i fondi per
le province (e di 1 milione di € per il 2013) mettendo in serio pericolo
l'apertura dell'imminente anno scolastico, considerando tali tagli non in
consumi intermedi aggredibili ma in veri e propri servizi agli studenti.
Il PdCI esprime al contempo un forte dissenso per la nuova modalità di
elezione dei rappresentanti dei territori delle Province (delle poche che
sopravviveranno) in quanto l'abolizione delle elezioni dirette dei consiglieri
provinciali depotenzia il diritto dei cittadini di scegliere direttamente i
propri rappresentanti.
Infatti, la Legge 214/2011 prevede l'elezione di secondo grado dei
consiglieri provinciali da parte dei consiglieri comunali e dei Sindaci nonché
la riduzione a pochi eletti delle assise consiliari provinciali.
Tale riforma è involutiva in quanto
oltre a deprivare il popolo dalla possibilità di scelta dei propri
rappresentanti, favorirà certamente i partiti maggiori, gli unici che potranno
avere rappresentanti negli enti intermedi delle province in un disegno che è
antidemocratico e plebiscitario.
I comunisti italiani delle Marche
impegnano tutto il partito nelle istituzioni dove ha rappresentanti (comuni,
province e Regione Marche) e nelle piazze per costruire un disegno alternativo
a quello del governo Monti che oltre a non risolvere la crisi, con le misure
adottate dal suo insediamento ad oggi sta anzi peggiorando le condizioni di
vita dei lavoratori e delle masse.
NO ALLO SMANTELLAMENTO DELLO STATO SOCIALE, NO ALLA CHIUSURA DELLE
PROVINCE, NO ALLA CHIUSURA DELLE SCUOLE.
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