mercoledì 5 giugno 2013

Comunicato stampa. Il piano industriale presentato ai Sindacati dalla Indesit Company

Il piano industriale presentato ai Sindacati dalla Indesit Company, definito pomposamente dall'azienda “Piano di salvaguardia e razionalizzazione dell'assetto in Italia”, che prevede un taglio di 1.425 posti di lavoro sul territorio nazionale, di cui 480 unità per gli stabilimenti di Fabriano e  230 unità per quello di Comunanza, rappresenta l'ennesimo contributo della nostra “migliore imprenditoria” alla deindustrializzazione e alla desertificazione produttiva del territorio marchigiano.
Finalmente il re è nudo e lor signori ammettono, anzi per la verità rivendicano come un proprio diritto, la scelta di delocalizzare all'estero, in paesi dove è più facile speculare sulla manodopera e risparmiare sul costo del lavoro,  intere linee di produzione. E rivendicano (gli stessi che sono nati, cresciuti ed ingrassati grazie anche alle politiche nazionali e regionali che nei decenni hanno distribuito una imponente mole di risorse economiche e benefit vari alle imprese) il diritto di scaricare sulla collettività i costi di queste operazioni, ponendo a carico del sistema degli ammortizzatori sociali le centinaia di esuberi annunciati. E magari continuando a beneficiare, per vie diverse e spesso poco trasparenti, di finanziamenti pubblici, siano essi regionali o statali. Insomma la politica dei nostri “illuminati” industriali è sempre la stessa: privatizzare gli utili e socializzare le perdite.
A fronte di questa situazione, drammatica per centinaia di famiglie e per intere comunità, sembrano insufficienti le risposte che provengono dalla Giunta regionale: timida appare infatti la richiesta di un incontro alla proprietà avanzata dall'Assessore al Lavoro e del tutto inadeguata a fronteggiare questo tipo di emergenze la stessa Giunta regionale anche dopo il “riassetto”  fortemente voluto dal Presidente Spacca medesimo.
E' oramai invece indispensabile ed urgente elaborare un progetto - in strettissima collaborazione con le Amministrazioni locali, con le Organizzazioni Sindacali, con le associazioni datoriali, con le realtà organizzate dei cittadini - che disegni un nuovo modello di sviluppo per i nostri territori, che possa “liberarli” dalla onnipresenza e dall'egemonia di questi grandi gruppi industriali che hanno dimostrato spesso di essere capaci solo di spremerne le migliori risorse, stravolgendone persino le radici storiche e le identità culturali, salvo poi abbandonarli al proprio destino al primo manifestarsi di difficoltà o al presentarsi di opportunità di realizzare altrove maggiori guadagni.



Raffaele Bucciarelli

Nessun commento:

Posta un commento