L'arresto del Primario di
Pediatria degli Ospedali di Pesaro e Fano, aldilà del merito della specifica
vicenda che sarà affrontato nelle opportune sedi giudiziarie, getta un'ombra
sull'intera sanità regionale. E' evidente infatti che comportamenti simili a
quelli di cui viene accusato il medico in questione, non possono non ripercuotersi
sulle attività delle strutture ospedaliere e sulla loro organizzazione. E'
infatti purtroppo noto, e frequentemente sperimentato dai cittadini, come per
l'accesso a determinate strutture e prestazioni sia indispensabile “transitare”
dallo studio privato di certi primari, passaggio che garantisce il superamento
delle liste di attesa, spesso aldilà dell'urgenza della prestazione. O come
determinati interventi chirurgici e attività diagnostiche per cui in regime di
convenzione si devono attendere mesi e mesi, siano perfettamente fattibili nel
giro di poche settimane o addirittura poche giorni nelle medesime strutture se
effettuati a pagamento (le cosiddette attività “intramoenia”). E' una stortura che piega l'intero sistema
dell'organizzazione sanitaria regionale e crea una ingiustizia profonda tra
cittadini, costringendo inoltre questi ultimi spesso a rivolgersi fuori dal
territorio regionale per ottenere gratuitamente quelle prestazioni a cui nelle
Marche non avrebbero accesso se non dopo attese interminabili e creando
quindi un aggravio dei costi della
sanità regionale, tenuta a rimborsare
alle strutture extraregionali l'importo delle prestazioni rese. Ora al danno
creato da questa spesso spropositata attività professionale intramuraria, si
aggiunge la beffa del mancato versamento alla struttura di riferimento delle
cifre di sua spettanza. Sarà un caso singolo o forse sarebbe bene che
l'Assessore regionale e i vertici dell'ASUR approfondissero l'intera questione?
Raffaele
Bucciarelli

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